Le maglie più belle dei Mondiali 2026: cinque divise che fanno già storia
Trends

Introduzione
C’è chi guarda i mondiali per i gol, chi per i drammi tattici. Noi, per le maglie.
E il Mondiale 2026 non delude su questo fronte: marchi come Adidas, Nike e Puma hanno trasformato le divise nazionali in veri e propri manifesti culturali, dove il design dialoga con storia, paesaggi e identità dei paesi.
In questo articolo abbiamo selezionato cinque maglie che, per noi, colpiscono nel segno più delle altre. Non semplici pezzi di abbigliamento sportivo, ma oggetti che raccontano qualcosa, e lo fanno con uno stile che funziona anche fuori dal campo.
Il design delle maglie ai Mondiali: perché conta sempre di più
Una maglia da calcio non è solo un’uniforme, ma il primo veicolo visivo attraverso cui una nazionale si presenta al mondo intero, per un mese, davanti a miliardi di spettatori.
Non a caso, negli ultimi anni i grandi brand dello sportswear hanno trasformato le divise nazionali in veri progetti editoriali: ogni scelta cromatica, ogni motivo grafico, ogni dettaglio tipografico racconta qualcosa della nazione che rappresenta.
Il Mondiale 2026, che si svolge tra USA, Messico e Canada, non fa eccezione. Diversi brand hanno presentato collezioni in cui la dimensione estetica è inseparabile da quella narrativa.
Il risultato? Una competizione parallela, quella del design, che si gioca prima ancora del fischio d’inizio.
Belgio - Seconda maglia (Adidas): Magritte in campo

Se c’è una maglia che riassume perfettamente l’idea di “identità nazionale tradotta in tessuto”, è questa.
La seconda maglia del Belgio per i Mondiali 2026 presenta un design azzurro cielo - denominato Frozen Blue - con un motivo a blocchi sferici e dettagli in carbonio, bianco e rosa chiaro.
Il risultato ricorda bolle di sapone, o meglio, sfere che fluttuano in uno spazio indefinito.
Un’estetica surrealista, non casuale. Il dettaglio che ha fatto discutere di più riguarda lo slogan stampato sul retro del colletto della versione replica. Si tratta di un ingegnoso gioco di parole ispirato alla famosa opera surrealista. “Il tradimento delle immagini” di René Magritte, il leggendario pittore belga. La versione autentica, destinata ai giocatori, non presenta questo elemento a causa dei rigidi regolamenti FIFA sull’equipaggiamento.
Questo è il tipo di dettaglio che distingue una maglia da una semplice divisa sportiva. Adidas ha dichiarato esplicitamente che la maglia è ispirata al ricco patrimonio artistico del Belgio, fondendo motivi surrealisti con gli elementi iconici dello stemma nazionale.
Il Belgio, soprannominato i Diavoli Rossi, sceglie per la seconda maglia un’estetica completamente diversa da quella della prima. Una scelta coraggiosa, che funziona: la dimensione artistica del paese viene portata in campo con una coerenza difficile da trovare altrove.
Portogallo - Seconda maglia (Puma): l’oceano che si veste da eroe

Il Portogallo è una nazione che ha costruito la propria identità sul mare - sulle esplorazioni del XV e XVI secolo, su Vasco da Gama, su Enrico il Navigatore.
Non poteva esistere una maglia più portoghese di questa.
La seconda maglia del Portogallo per i Mondiali del 2026 è prevalentemente color acquamarina, con un motivo grafico nella parte superiore. I taglia V sul petto e sull’addome mescolano diverse tonalità di acquamarina con il bianco, creando una silhouette ispirata ai costumi dei supereroi e all’oceano.
Sia nel design della Home sia in quello della Away emerge il tema del mare: le onde si esprimono sul kit in modi differenti, attraverso le tonalità di colore e tramite l’espressione grafica, che sulla Away assumono una silhouette a V.
Il tema dichiarato dichiarato da Puma per questa maglia è “Connecting Heroes” - un messaggio che lega i giocatori alla lunga tradizione di navigatori ed esploratori del paese. Un narrativa ambiziosa, che nella maglia trova una traduzione visiva elegante e riconoscibile.
Sarà quasi certamente una delle ultime maglie della carriera internazionale di Cristiano Ronaldo, il che aggiunge a questo design un peso simbolico ulteriore.
Nuova Zelanda - Prima maglia (Puma): la forza del nero, l’anima maori

La Nuova Zelanda ha uno dei simboli più riconoscibili del calcio mondiale: la felce argentata. E in questa prima maglia, Puma ha trovato il modo di renderle giustizia in modo sobrio ma di grande impatto.
Il corpo nero è animato da motivi astratti che evocano paesaggi naturali - felci, coste, terreni vulcanici - in uno stile moderno e dinamico. L’iconica felce argentata sul petto dà al design un’identità chiara: discreta ma sicura.
Il nero totale è ovviamente una scelta identitaria precisa. Gli All Whites - così si chiamano in campo calcistico - quando indossano la maglia scura diventano qualcosa che si avvicina agli All Blacks del rugby: forza, disciplina, appartenenza a un territorio.
L’elegante prima maglia nera incorpora un delicato motivo a felci ton sur ton, in coerenza tematica con la prima maglia bianca che presenta una grafica a spirale ispirata alla maori che significa “vento”.
Questa coerenza narrativa tra le due divise è uno degli aspetti più apprezzabili della collezione Puma per la Nuova Zelanda: non due maglie separate, ma un sistema visivo unitario che racconta la stessa storia con linguaggi diversi.
Messico - Prima maglia (Adidas): un omaggio a Francia '98

Chi ha seguito il calcio mondiale a fine anni ‘90 probabilmente ricorda la maglia del Messico ai Mondiali del 1998 in Francia. Un motivo azteco potente, su base verde, che aveva fatto parlare di sé per la sua originalità. La maglia del 2026 è un omaggio esplicito a quella divisa cult.
La maglia Adidas per il Messico 2026 rende omaggio alla maglia del 1998 con un motivo azteco audace su tutta la superficie, base verde e scritta “Somos México” sul retro, seguendo il nuovo modello Adidas 2026 con colletto bicolore e strisce più spesse.
La base è il classico verde, ma ciò che stupisce è il motivo azteco che copre interamente la parte frontale della casacca, un inchino diretto alla divisa indossata del mondiale francese.
Non si tratta però di una replica nostalgica. Adidas ha lavorato su un design più nitido e più intricato rispetto all’originale, con geometrie più fitte e una resa visiva che beneficia di quasi trent’anni di evoluzione tecnica nei materiali e nella stampa.
La scritta “Somos México” (Noi siamo Messico) sul retro del colletto è il tocco che trasforma una maglia sportiva in una dichiarazione d’identità. In un Mondiale ospitato anche dal Messico stesso, il messaggio è potente e perfettamente calibrato.
Uruguay - Seconda maglia (Nike): il guerriero del 1930

Questa è probabilmente la maglia più discussa dell’intero torneo. A prima vista sembra ispirata a un supereroe Marvel - e molti l’hanno soprannominata la “maglia di Black Panther”. La realtà è più interessante.
La seconda maglia dell’Uruguay per i Mondiali 2026 presentata da un design audace e futuristico con una base blu navy inteso e vivaci motivi blu elettrico sul petto, sulla spalle e sulle maniche, che richiamano l’effetto vibrante del vibranio visto sul costume di Black Panther dei fumetti Marvel e dei film.
Ma la vera storia dietro questo design è diversa. Luis Callegari, designer di Nike e mente creativa dietro questa maglia, ha pubblicato un moodboard che descrive il progetto: il concept rende omaggio alla primissima Coppa del Mondo FIFA del 1930, vinta proprio dall’Uruguay fondendo visivamente lo stadio e il trofeo in una sintesi grafica magistrale.
La seconda maglia dell’Uruguay è in testa al ranking di ESPN tra le 79 divise del torneo. Il contrasto tra il blu scuro e i dettagli elettrici le dà un’aria futuristica, tanto che si presenta anche come maglia da indossare fuori dal campo.
Questa doppia lettura - supereroe pop da un lato, tributo storico profondo dall’altro - la rende straordinaria: una maglia che funziona su più livelli, e che si porta benissimo anche lontano dagli spalti.
Cosa hanno in comune le maglie più belle del 2026?
Guardando queste cinque divise insieme, emerge un filo narrativo comune che vale la pena nominare.
Le maglie più interessanti del Mondiale 2026 non sono quelle più appariscenti in senso assoluto: sono quelle che costruiscono un’equazione identitaria coerente tra la storia di un paese, il suo immaginario visivo e il linguaggio del design contemporaneo.
Il Belgio porta il surrealismo in campo. Il Portogallo racconta l’oceano. La Nuova Zelanda celebra la cultura Maori. Il Messico rende omaggio al proprio passato mondiale. L’Uruguay onora il 1930 con un look da futuro.
In tutti e cinque i casi, il brand si è messo al servizio della narrazione nazionale - non il contrario. Questa è la differenza tra una maglia che si vende e una maglia che rimane.
Non chiamatele magliette
Le maglie più belle del Mondiale 2026 dimostrano che il design sportivo, quando è fatto bene, è capace di raccontare storie che vanno ben oltre il novantesimo minuto. Si tratta di artefatti culturali che condensano l’identità, la storia e la visione estetica in un capo che milioni di persone indossano, collezionano e ricordano.
Se il design ti interessa - non solo quello sportivo - sul nostro blog trovi approfondimenti su come i brand costruiscono la propria identità visiva attraverso progetti di comunicazione ambiziosi. Dalla fotografia al video, fino alle divise che finiscono sui campi di tutto il mondo, la logica narrativa è sempre la stessa.
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C’è chi guarda i mondiali per i gol, chi per i drammi tattici. Noi, per le maglie.
E il Mondiale 2026 non delude su questo fronte: marchi come Adidas, Nike e Puma hanno trasformato le divise nazionali in veri e propri manifesti culturali, dove il design dialoga con storia, paesaggi e identità dei paesi.
In questo articolo abbiamo selezionato cinque maglie che, per noi, colpiscono nel segno più delle altre. Non semplici pezzi di abbigliamento sportivo, ma oggetti che raccontano qualcosa, e lo fanno con uno stile che funziona anche fuori dal campo.
Il design delle maglie ai Mondiali: perché conta sempre di più
Una maglia da calcio non è solo un’uniforme, ma il primo veicolo visivo attraverso cui una nazionale si presenta al mondo intero, per un mese, davanti a miliardi di spettatori.
Non a caso, negli ultimi anni i grandi brand dello sportswear hanno trasformato le divise nazionali in veri progetti editoriali: ogni scelta cromatica, ogni motivo grafico, ogni dettaglio tipografico racconta qualcosa della nazione che rappresenta.
Il Mondiale 2026, che si svolge tra USA, Messico e Canada, non fa eccezione. Diversi brand hanno presentato collezioni in cui la dimensione estetica è inseparabile da quella narrativa.
Il risultato? Una competizione parallela, quella del design, che si gioca prima ancora del fischio d’inizio.
Belgio - Seconda maglia (Adidas): Magritte in campo

Se c’è una maglia che riassume perfettamente l’idea di “identità nazionale tradotta in tessuto”, è questa.
La seconda maglia del Belgio per i Mondiali 2026 presenta un design azzurro cielo - denominato Frozen Blue - con un motivo a blocchi sferici e dettagli in carbonio, bianco e rosa chiaro.
Il risultato ricorda bolle di sapone, o meglio, sfere che fluttuano in uno spazio indefinito.
Un’estetica surrealista, non casuale. Il dettaglio che ha fatto discutere di più riguarda lo slogan stampato sul retro del colletto della versione replica. Si tratta di un ingegnoso gioco di parole ispirato alla famosa opera surrealista. “Il tradimento delle immagini” di René Magritte, il leggendario pittore belga. La versione autentica, destinata ai giocatori, non presenta questo elemento a causa dei rigidi regolamenti FIFA sull’equipaggiamento.
Questo è il tipo di dettaglio che distingue una maglia da una semplice divisa sportiva. Adidas ha dichiarato esplicitamente che la maglia è ispirata al ricco patrimonio artistico del Belgio, fondendo motivi surrealisti con gli elementi iconici dello stemma nazionale.
Il Belgio, soprannominato i Diavoli Rossi, sceglie per la seconda maglia un’estetica completamente diversa da quella della prima. Una scelta coraggiosa, che funziona: la dimensione artistica del paese viene portata in campo con una coerenza difficile da trovare altrove.
Portogallo - Seconda maglia (Puma): l’oceano che si veste da eroe

Il Portogallo è una nazione che ha costruito la propria identità sul mare - sulle esplorazioni del XV e XVI secolo, su Vasco da Gama, su Enrico il Navigatore.
Non poteva esistere una maglia più portoghese di questa.
La seconda maglia del Portogallo per i Mondiali del 2026 è prevalentemente color acquamarina, con un motivo grafico nella parte superiore. I taglia V sul petto e sull’addome mescolano diverse tonalità di acquamarina con il bianco, creando una silhouette ispirata ai costumi dei supereroi e all’oceano.
Sia nel design della Home sia in quello della Away emerge il tema del mare: le onde si esprimono sul kit in modi differenti, attraverso le tonalità di colore e tramite l’espressione grafica, che sulla Away assumono una silhouette a V.
Il tema dichiarato dichiarato da Puma per questa maglia è “Connecting Heroes” - un messaggio che lega i giocatori alla lunga tradizione di navigatori ed esploratori del paese. Un narrativa ambiziosa, che nella maglia trova una traduzione visiva elegante e riconoscibile.
Sarà quasi certamente una delle ultime maglie della carriera internazionale di Cristiano Ronaldo, il che aggiunge a questo design un peso simbolico ulteriore.
Nuova Zelanda - Prima maglia (Puma): la forza del nero, l’anima maori

La Nuova Zelanda ha uno dei simboli più riconoscibili del calcio mondiale: la felce argentata. E in questa prima maglia, Puma ha trovato il modo di renderle giustizia in modo sobrio ma di grande impatto.
Il corpo nero è animato da motivi astratti che evocano paesaggi naturali - felci, coste, terreni vulcanici - in uno stile moderno e dinamico. L’iconica felce argentata sul petto dà al design un’identità chiara: discreta ma sicura.
Il nero totale è ovviamente una scelta identitaria precisa. Gli All Whites - così si chiamano in campo calcistico - quando indossano la maglia scura diventano qualcosa che si avvicina agli All Blacks del rugby: forza, disciplina, appartenenza a un territorio.
L’elegante prima maglia nera incorpora un delicato motivo a felci ton sur ton, in coerenza tematica con la prima maglia bianca che presenta una grafica a spirale ispirata alla maori che significa “vento”.
Questa coerenza narrativa tra le due divise è uno degli aspetti più apprezzabili della collezione Puma per la Nuova Zelanda: non due maglie separate, ma un sistema visivo unitario che racconta la stessa storia con linguaggi diversi.
Messico - Prima maglia (Adidas): un omaggio a Francia '98

Chi ha seguito il calcio mondiale a fine anni ‘90 probabilmente ricorda la maglia del Messico ai Mondiali del 1998 in Francia. Un motivo azteco potente, su base verde, che aveva fatto parlare di sé per la sua originalità. La maglia del 2026 è un omaggio esplicito a quella divisa cult.
La maglia Adidas per il Messico 2026 rende omaggio alla maglia del 1998 con un motivo azteco audace su tutta la superficie, base verde e scritta “Somos México” sul retro, seguendo il nuovo modello Adidas 2026 con colletto bicolore e strisce più spesse.
La base è il classico verde, ma ciò che stupisce è il motivo azteco che copre interamente la parte frontale della casacca, un inchino diretto alla divisa indossata del mondiale francese.
Non si tratta però di una replica nostalgica. Adidas ha lavorato su un design più nitido e più intricato rispetto all’originale, con geometrie più fitte e una resa visiva che beneficia di quasi trent’anni di evoluzione tecnica nei materiali e nella stampa.
La scritta “Somos México” (Noi siamo Messico) sul retro del colletto è il tocco che trasforma una maglia sportiva in una dichiarazione d’identità. In un Mondiale ospitato anche dal Messico stesso, il messaggio è potente e perfettamente calibrato.
Uruguay - Seconda maglia (Nike): il guerriero del 1930

Questa è probabilmente la maglia più discussa dell’intero torneo. A prima vista sembra ispirata a un supereroe Marvel - e molti l’hanno soprannominata la “maglia di Black Panther”. La realtà è più interessante.
La seconda maglia dell’Uruguay per i Mondiali 2026 presentata da un design audace e futuristico con una base blu navy inteso e vivaci motivi blu elettrico sul petto, sulla spalle e sulle maniche, che richiamano l’effetto vibrante del vibranio visto sul costume di Black Panther dei fumetti Marvel e dei film.
Ma la vera storia dietro questo design è diversa. Luis Callegari, designer di Nike e mente creativa dietro questa maglia, ha pubblicato un moodboard che descrive il progetto: il concept rende omaggio alla primissima Coppa del Mondo FIFA del 1930, vinta proprio dall’Uruguay fondendo visivamente lo stadio e il trofeo in una sintesi grafica magistrale.
La seconda maglia dell’Uruguay è in testa al ranking di ESPN tra le 79 divise del torneo. Il contrasto tra il blu scuro e i dettagli elettrici le dà un’aria futuristica, tanto che si presenta anche come maglia da indossare fuori dal campo.
Questa doppia lettura - supereroe pop da un lato, tributo storico profondo dall’altro - la rende straordinaria: una maglia che funziona su più livelli, e che si porta benissimo anche lontano dagli spalti.
Cosa hanno in comune le maglie più belle del 2026?
Guardando queste cinque divise insieme, emerge un filo narrativo comune che vale la pena nominare.
Le maglie più interessanti del Mondiale 2026 non sono quelle più appariscenti in senso assoluto: sono quelle che costruiscono un’equazione identitaria coerente tra la storia di un paese, il suo immaginario visivo e il linguaggio del design contemporaneo.
Il Belgio porta il surrealismo in campo. Il Portogallo racconta l’oceano. La Nuova Zelanda celebra la cultura Maori. Il Messico rende omaggio al proprio passato mondiale. L’Uruguay onora il 1930 con un look da futuro.
In tutti e cinque i casi, il brand si è messo al servizio della narrazione nazionale - non il contrario. Questa è la differenza tra una maglia che si vende e una maglia che rimane.
Non chiamatele magliette
Le maglie più belle del Mondiale 2026 dimostrano che il design sportivo, quando è fatto bene, è capace di raccontare storie che vanno ben oltre il novantesimo minuto. Si tratta di artefatti culturali che condensano l’identità, la storia e la visione estetica in un capo che milioni di persone indossano, collezionano e ricordano.
Se il design ti interessa - non solo quello sportivo - sul nostro blog trovi approfondimenti su come i brand costruiscono la propria identità visiva attraverso progetti di comunicazione ambiziosi. Dalla fotografia al video, fino alle divise che finiscono sui campi di tutto il mondo, la logica narrativa è sempre la stessa.
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