3 feb 2026

Che cos’è il Vibe Coding e perché non è solo una questione di Sviluppatori contro IA

Focus

Mani che digitano su una tastiera di un computer portatile
Mani che digitano su una tastiera di un computer portatile
Mani che digitano su una tastiera di un computer portatile

Introduzione

Ormai tutti lo sanno: l'intelligenza artificiale ha portato il mondo dello sviluppo software a un punto di rottura con il passato. Ogni giorno compaiono nuovi strumenti che promettono di fare tutto “al posto tuo”, con un abbonamento mensile e senza assumere nessuno. 

Nell’ultimo anno si è reso molto popolare il termine Vibe Coding, uscito dal gergo degli addetti ai lavori per diventare la parola dell’anno secondo il Collins Dictionary

Un nome che descrive efficacemente i risultati che promette: la creazione, tramite intelligenza artificiale, di siti e applicazioni senza effettivamente scrivere una riga di codice, ma solo indicando, tramite prompt, le caratteristiche che tale software deve avere.

l Vibe Coding è per molti il simbolo di come l’IA stia ridefinendo creatività e produttività, aprendo la porta alle idee e alle creatività di coloro che non sono addetti del settore. 

Durante ogni grande fase di cambiamento, è normale che emergano perplessità, dubbi etico-morali e un generale senso di incertezza verso il futuro. Per questo, abbiamo deciso di scrivere un articolo che possa analizzare gli impatti di questa tecnologia.Perché la domanda non è “l’IA sostituirà gli sviluppatori” ma “chi decide cosa fa il software e con quali responsabilità”?

  1. Come funziona il Vibe Coding?

Il Vibe Coding rappresenta un nuovo approccio alla programmazione, in cui gli utenti esprimono le proprie intenzioni usando il linguaggio naturale, e l’IA trasforma il pensiero in codice eseguibile.

In questo modo, il Vibe Coding permette di usare l’IA come assistente alla programmazione, automatizzando i processi più tediosi e aprendo le porte dello sviluppo software anche a coloro che non hanno alcuna esperienza nel settore.

Il Vibe Coding segue una filosofia ben precisa, che dà la priorità alla sperimentazione rispetto ad altri aspetti come la struttura e le prestazioni: lo spirito è “prima si crea, poi si rifinisce”.
Questo permette agli sviluppatori di lavorare in un contesto più agile, consentendo di ottenere prototipi in tempo reale e facilitando l’innovazione grazie a metodi più flessibili.

Il Vibe Coding era un'innovazione nata inizialmente come strumento per sviluppatori esperti, per facilitare il processo creativo e testare in poco tempo nuovi prototipi, eventualmente da perfezionare prima di essere rilasciati al pubblico. Solo dopo è stato proposto al grande pubblico come soluzione per creare in autonomia siti e applicazioni “senza saper programmare”

Un’idea affascinante, che spesso viene raccontata come l’inizio della fine per gli sviluppatori. Tuttavia, riteniamo che si tratti di una narrazione parziale.

  1. Non solo una questione di codice

I più entusiasti promuovono il Vibe Coding come bacchetta magica per costruire prodotti digitali senza competenze. I più scettici, invece, lo liquidano come qualcosa di immaturo, pieno di errori, destinato a restare inferiore a qualsiasi sviluppatore umano. 

Una cosa va messa in chiaro fin da subito: questi servizi sono giovanissimi, ed è ragionevole aspettarsi che la qualità tecnica degli output migliori rapidamente. 

Il codice, infatti, è per sua natura una sequenza di istruzioni precise, basata su best practice e standard consolidati: un ambito in cui l’IA può diventare sempre più efficace. Per questo la domanda interessante non è “chi scrive meglio il codice?”, ma “che tipo di codice stiamo producendo, e per quale contesto?

L’idea di uno sviluppo davvero “Code Free” è fuorviante per due motivi: 

  • Il Vibe Coding non è una magia. Per usarlo servono fondamenta di UX e UI, attenzione alla compliance e la capacità di formulare prompt chiari. Bisogna saper tradurre un’idea in istruzioni comprensibili per un modello IA. 

Svaluta il lavoro dei programmatori, presentandolo come superfluo. In realtà sono loro a garantire che siti, app e piattaforme funzionino nel tempo in maniera sicura e sostenibile.

  1. Quando ha senso utilizzare il Vibe Coding?

Il Vibe Coding funziona particolarmente bene durante le fasi esplorative, quando le idee sono ancora in movimento e nulla è effettivamente definito. Momenti di prototipazione, dove non si costruisce ma si cerca, piuttosto, di capire se valga la pena costruire qualcosa. 

È anche utile quando si lavora su demo o MVP (minimum viable product) grezzi, per mostrare bozze a un cliente, a uno stakeholder o a un team per prendere una decisione: qui ciò che serve è rendere l’idea tangibile, piuttosto che creare un sistema fatto e finito, destinato a durare nel tempo. 

Il Vibe Coding è quindi un ottimo alleato per ridurre il tempo tra un’idea e l’output, sbloccando il flusso creativo e rendendo visibile in poco tempo ciò che, altrimenti, rimarrebbe astratto. 

Infine, il Vibe Coding è utile durante la fase di apprendimento: per l’esplorazione di una nuova tecnologia, scrivere un codice perfetto non è la priorità. Prima serve comprendere come reagisce un sistema, poi eventualmente sistemare.

  1. Il vero nodo: soluzioni standard contro soluzioni su misura

Spesso si trascura che il Vibe Coding si presta naturalmente a proporre soluzioni standard.
Avrete notato, ad esempio, che le illustrazioni prodotte dall’Intelligenza Artificiale tendono ad essere simili tra loro, anche se frutto di prompt diversi scritti da persone diverse. 

Se da sempre il mercato digitale offre siti preconfezionati basati su template, CRM, gestionali e software verticali con funzionalità bloccate, e piattaforme “ready-made” che risolvono problemi comuni, il Vibe Coding accelera questa tendenza. 

Strumenti come Lovable, Bubble e Glide permettono a chi non è sviluppatore di descrivere ciò che vuole, collegare dati e ottenere in poco tempo qualcosa che assomiglia a un’app funzionante. 

Non è difficile immaginare che in futuro esisteranno tool in grado di generare CRM o gestionali basilari, a partire da un buon prompt: per molte esigenze standard, sarà più che sufficiente. 

Questo non cambia però la struttura del mercato: le soluzioni standard funzionano bene, finché non chiedi loro di adattarsi ad esigenze più specifiche. Se vuoi un sito WordPress con template preconfezionato, è spesso la scelta migliore. Se inizi a voler cambiare ogni dettaglio, nel tempo conviene progettare una soluzione su misura. 

Qui entra in gioco un’agenzia: non per negare il Vibe Coding, ma per aiutare a capire quando va bene uno standard generato dall’IA e quando servono progettazione, architettura e sviluppo tailor made. 

  1. Quand'è che il Vibe Coding smette di essere utile?

Il Vibe coding diventa problematico quando il codice smette di essere un mezzo temporaneo e diventa la struttura portante: nei progetti pensati per durare nel tempo, nei prodotti core o nei sistemi complessi. Qui, il codice scritto con le vibes tende a trasformarsi molto rapidamente in un incubo. 

All’inizio è solo disordinato, poi difficilmente estendibile e rischioso da modificare: ogni cambiamento costa più che aver progettato bene dall’inizio. 

Il problema peggiora quando entrano in gioco team numerosi o distribuiti. Il vibe, per sua natura, vive nella testa di chi ha scritto il prompt in uno specifico momento. Chi arriva dopo fatica a leggere scelte e ragionamenti, finendo per lavorare “attorno” al sistema. 

Quando si parla di sicurezza, poi, l’errore è inammissibile: cybersecurity, dati sensibili, performance critiche e non posso permettersi ambiguità e compliance . In questi casi il vibe coding introduce incertezza dove invece servono regole chiare

La distinzione chiave, quindi, non è tra codice buono e codice cattivo, ma tra codice che nasce per scoprire e codice che nasce per reggere. Il Vibe Coding serve al primo, l’ingegneria serve al secondo. I problemi nascono quando il secondo momento 

  1. Quindi, è possibile sviluppare qualcosa usando solo il vibe coding?

Una persona che non è “addetta ai lavori” oggi può effettivamente partire da zero e arrivare a qualcosa che somigli ad un’app funzionante. Gli strumenti di Vibe Coding e le piattaforme no-code abbassano davvero la soglia d’ingresso. 

Sono ottime per prototipi, MVP, piccole automazioni: coprono bene il primo tratto del percorso, trasformando un’idea in qualcosa di visibile e interattivo. 

Il codice non è l’unica competenza che serve. Anche senza scrivere a mano, stai decidendo flussi, logiche, permessi, gestione degli errori, sicurezza e privacy. 

Queste piattaforme liberano dalla fatica di scrivere codice, ma non dall’esigenza di capire cosa stai costruendo. Un software va mantenuto, corretto, fatto evolvere: senza alfabetizzazione tecnica e senza una regia esperta, prima o poi il limite arriva. 

In pratica: l’ingegneria rimane rilevante. Arriva solo in un momento successivo.

  1. IA, sviluppatori e nuove competenze

Probabilmente, il lavoro di molti sviluppatori cambierà. Chi resta fermo sull’idea di essere solo esperto di codice, rischia di avere un ruolo più stretto. 

Si aprono però spazi per figure ibride, capaci di

  • Progettare prodotti e servizi digitali

  • Usare l’IA per accelerare prototipazione e sviluppo

  • Tradurre esigenze di business in prompt e sistemi coerenti. 

  • Garantire qualità, sicurezza e scalabilità nel tempo. 

Più che sostituzione, è riposizionamento: da produttori di codice a partner tecnici e strategici nel disegno dei sistemi. 

  1. Qual è il ruolo di un'agenzia come la nostra?

In sixeleven usiamo l’IA ogni giorno. Non per sostituire l'attività umana, ma per liberarne il potenziale: meno tempo su operazioni ripetitive, più energia su scelte strategiche e problem solving complesso.

Per noi, ogni prodotto deve essere sviluppato con un approccio human first: crediamo fermamente nella nostra creatività e nelle competenze dei nostri sviluppatori. Tutto questo senza demonizzare l’IA, che in molti casi ci è stata di grande aiuto. 

Ad esempio, è stata di vitale importanza per lo sviluppo della nuova piattaforma di PANORAMA - Solutions for a Healthy Planet: per ampliare la portata globale del progetto, abbiamo introdotto la traduzione automatica in 14 lingue, grazie a strumenti basati proprio sull’intelligenza artificiale. Ne abbiamo parlato nel dettaglio qui.

Se hai un progetto e vuoi iniziare a creare dei primi prototipi, il Vibe Coding permette di dare forma alle tue idee. Ma per far sì che si trasformino in una storia di successo, è fondamentale affidarsi a mani esperte. 

Noi siamo qui per questo!

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Largo Montebello 40/M 
10124 Turin - Italy

TAX Code / VAT Number 10182610013
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Mani che digitano su una tastiera di un computer portatile

Introduzione

Ormai tutti lo sanno: l'intelligenza artificiale ha portato il mondo dello sviluppo software a un punto di rottura con il passato. Ogni giorno compaiono nuovi strumenti che promettono di fare tutto “al posto tuo”, con un abbonamento mensile e senza assumere nessuno. 

Nell’ultimo anno si è reso molto popolare il termine Vibe Coding, uscito dal gergo degli addetti ai lavori per diventare la parola dell’anno secondo il Collins Dictionary

Un nome che descrive efficacemente i risultati che promette: la creazione, tramite intelligenza artificiale, di siti e applicazioni senza effettivamente scrivere una riga di codice, ma solo indicando, tramite prompt, le caratteristiche che tale software deve avere.

l Vibe Coding è per molti il simbolo di come l’IA stia ridefinendo creatività e produttività, aprendo la porta alle idee e alle creatività di coloro che non sono addetti del settore. 

Durante ogni grande fase di cambiamento, è normale che emergano perplessità, dubbi etico-morali e un generale senso di incertezza verso il futuro. Per questo, abbiamo deciso di scrivere un articolo che possa analizzare gli impatti di questa tecnologia.Perché la domanda non è “l’IA sostituirà gli sviluppatori” ma “chi decide cosa fa il software e con quali responsabilità”?

  1. Come funziona il Vibe Coding?

Il Vibe Coding rappresenta un nuovo approccio alla programmazione, in cui gli utenti esprimono le proprie intenzioni usando il linguaggio naturale, e l’IA trasforma il pensiero in codice eseguibile.

In questo modo, il Vibe Coding permette di usare l’IA come assistente alla programmazione, automatizzando i processi più tediosi e aprendo le porte dello sviluppo software anche a coloro che non hanno alcuna esperienza nel settore.

Il Vibe Coding segue una filosofia ben precisa, che dà la priorità alla sperimentazione rispetto ad altri aspetti come la struttura e le prestazioni: lo spirito è “prima si crea, poi si rifinisce”.
Questo permette agli sviluppatori di lavorare in un contesto più agile, consentendo di ottenere prototipi in tempo reale e facilitando l’innovazione grazie a metodi più flessibili.

Il Vibe Coding era un'innovazione nata inizialmente come strumento per sviluppatori esperti, per facilitare il processo creativo e testare in poco tempo nuovi prototipi, eventualmente da perfezionare prima di essere rilasciati al pubblico. Solo dopo è stato proposto al grande pubblico come soluzione per creare in autonomia siti e applicazioni “senza saper programmare”

Un’idea affascinante, che spesso viene raccontata come l’inizio della fine per gli sviluppatori. Tuttavia, riteniamo che si tratti di una narrazione parziale.

  1. Non solo una questione di codice

I più entusiasti promuovono il Vibe Coding come bacchetta magica per costruire prodotti digitali senza competenze. I più scettici, invece, lo liquidano come qualcosa di immaturo, pieno di errori, destinato a restare inferiore a qualsiasi sviluppatore umano. 

Una cosa va messa in chiaro fin da subito: questi servizi sono giovanissimi, ed è ragionevole aspettarsi che la qualità tecnica degli output migliori rapidamente. 

Il codice, infatti, è per sua natura una sequenza di istruzioni precise, basata su best practice e standard consolidati: un ambito in cui l’IA può diventare sempre più efficace. Per questo la domanda interessante non è “chi scrive meglio il codice?”, ma “che tipo di codice stiamo producendo, e per quale contesto?

L’idea di uno sviluppo davvero “Code Free” è fuorviante per due motivi: 

  • Il Vibe Coding non è una magia. Per usarlo servono fondamenta di UX e UI, attenzione alla compliance e la capacità di formulare prompt chiari. Bisogna saper tradurre un’idea in istruzioni comprensibili per un modello IA. 

Svaluta il lavoro dei programmatori, presentandolo come superfluo. In realtà sono loro a garantire che siti, app e piattaforme funzionino nel tempo in maniera sicura e sostenibile.

  1. Quando ha senso utilizzare il Vibe Coding?

Il Vibe Coding funziona particolarmente bene durante le fasi esplorative, quando le idee sono ancora in movimento e nulla è effettivamente definito. Momenti di prototipazione, dove non si costruisce ma si cerca, piuttosto, di capire se valga la pena costruire qualcosa. 

È anche utile quando si lavora su demo o MVP (minimum viable product) grezzi, per mostrare bozze a un cliente, a uno stakeholder o a un team per prendere una decisione: qui ciò che serve è rendere l’idea tangibile, piuttosto che creare un sistema fatto e finito, destinato a durare nel tempo. 

Il Vibe Coding è quindi un ottimo alleato per ridurre il tempo tra un’idea e l’output, sbloccando il flusso creativo e rendendo visibile in poco tempo ciò che, altrimenti, rimarrebbe astratto. 

Infine, il Vibe Coding è utile durante la fase di apprendimento: per l’esplorazione di una nuova tecnologia, scrivere un codice perfetto non è la priorità. Prima serve comprendere come reagisce un sistema, poi eventualmente sistemare.

  1. Il vero nodo: soluzioni standard contro soluzioni su misura

Spesso si trascura che il Vibe Coding si presta naturalmente a proporre soluzioni standard.
Avrete notato, ad esempio, che le illustrazioni prodotte dall’Intelligenza Artificiale tendono ad essere simili tra loro, anche se frutto di prompt diversi scritti da persone diverse. 

Se da sempre il mercato digitale offre siti preconfezionati basati su template, CRM, gestionali e software verticali con funzionalità bloccate, e piattaforme “ready-made” che risolvono problemi comuni, il Vibe Coding accelera questa tendenza. 

Strumenti come Lovable, Bubble e Glide permettono a chi non è sviluppatore di descrivere ciò che vuole, collegare dati e ottenere in poco tempo qualcosa che assomiglia a un’app funzionante. 

Non è difficile immaginare che in futuro esisteranno tool in grado di generare CRM o gestionali basilari, a partire da un buon prompt: per molte esigenze standard, sarà più che sufficiente. 

Questo non cambia però la struttura del mercato: le soluzioni standard funzionano bene, finché non chiedi loro di adattarsi ad esigenze più specifiche. Se vuoi un sito WordPress con template preconfezionato, è spesso la scelta migliore. Se inizi a voler cambiare ogni dettaglio, nel tempo conviene progettare una soluzione su misura. 

Qui entra in gioco un’agenzia: non per negare il Vibe Coding, ma per aiutare a capire quando va bene uno standard generato dall’IA e quando servono progettazione, architettura e sviluppo tailor made. 

  1. Quand'è che il Vibe Coding smette di essere utile?

Il Vibe coding diventa problematico quando il codice smette di essere un mezzo temporaneo e diventa la struttura portante: nei progetti pensati per durare nel tempo, nei prodotti core o nei sistemi complessi. Qui, il codice scritto con le vibes tende a trasformarsi molto rapidamente in un incubo. 

All’inizio è solo disordinato, poi difficilmente estendibile e rischioso da modificare: ogni cambiamento costa più che aver progettato bene dall’inizio. 

Il problema peggiora quando entrano in gioco team numerosi o distribuiti. Il vibe, per sua natura, vive nella testa di chi ha scritto il prompt in uno specifico momento. Chi arriva dopo fatica a leggere scelte e ragionamenti, finendo per lavorare “attorno” al sistema. 

Quando si parla di sicurezza, poi, l’errore è inammissibile: cybersecurity, dati sensibili, performance critiche e non posso permettersi ambiguità e compliance . In questi casi il vibe coding introduce incertezza dove invece servono regole chiare

La distinzione chiave, quindi, non è tra codice buono e codice cattivo, ma tra codice che nasce per scoprire e codice che nasce per reggere. Il Vibe Coding serve al primo, l’ingegneria serve al secondo. I problemi nascono quando il secondo momento 

  1. Quindi, è possibile sviluppare qualcosa usando solo il vibe coding?

Una persona che non è “addetta ai lavori” oggi può effettivamente partire da zero e arrivare a qualcosa che somigli ad un’app funzionante. Gli strumenti di Vibe Coding e le piattaforme no-code abbassano davvero la soglia d’ingresso. 

Sono ottime per prototipi, MVP, piccole automazioni: coprono bene il primo tratto del percorso, trasformando un’idea in qualcosa di visibile e interattivo. 

Il codice non è l’unica competenza che serve. Anche senza scrivere a mano, stai decidendo flussi, logiche, permessi, gestione degli errori, sicurezza e privacy. 

Queste piattaforme liberano dalla fatica di scrivere codice, ma non dall’esigenza di capire cosa stai costruendo. Un software va mantenuto, corretto, fatto evolvere: senza alfabetizzazione tecnica e senza una regia esperta, prima o poi il limite arriva. 

In pratica: l’ingegneria rimane rilevante. Arriva solo in un momento successivo.

  1. IA, sviluppatori e nuove competenze

Probabilmente, il lavoro di molti sviluppatori cambierà. Chi resta fermo sull’idea di essere solo esperto di codice, rischia di avere un ruolo più stretto. 

Si aprono però spazi per figure ibride, capaci di

  • Progettare prodotti e servizi digitali

  • Usare l’IA per accelerare prototipazione e sviluppo

  • Tradurre esigenze di business in prompt e sistemi coerenti. 

  • Garantire qualità, sicurezza e scalabilità nel tempo. 

Più che sostituzione, è riposizionamento: da produttori di codice a partner tecnici e strategici nel disegno dei sistemi. 

  1. Qual è il ruolo di un'agenzia come la nostra?

In sixeleven usiamo l’IA ogni giorno. Non per sostituire l'attività umana, ma per liberarne il potenziale: meno tempo su operazioni ripetitive, più energia su scelte strategiche e problem solving complesso.

Per noi, ogni prodotto deve essere sviluppato con un approccio human first: crediamo fermamente nella nostra creatività e nelle competenze dei nostri sviluppatori. Tutto questo senza demonizzare l’IA, che in molti casi ci è stata di grande aiuto. 

Ad esempio, è stata di vitale importanza per lo sviluppo della nuova piattaforma di PANORAMA - Solutions for a Healthy Planet: per ampliare la portata globale del progetto, abbiamo introdotto la traduzione automatica in 14 lingue, grazie a strumenti basati proprio sull’intelligenza artificiale. Ne abbiamo parlato nel dettaglio qui.

Se hai un progetto e vuoi iniziare a creare dei primi prototipi, il Vibe Coding permette di dare forma alle tue idee. Ma per far sì che si trasformino in una storia di successo, è fondamentale affidarsi a mani esperte. 

Noi siamo qui per questo!

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