13 gen 2026

Perché nel 2026 il blog marketing continua a funzionare (anche se in tanti lo danno per morto)

Trends

Mani che digitano su una tastiera di un computer portatile
Mani che digitano su una tastiera di un computer portatile
Mani che digitano su una tastiera di un computer portatile

Introduzione

Il mondo del marketing digitale cambia ad una velocità sorprendente: è difficile starci dietro anche quando lavori in quest’industria. Per chi invece gestisce un’attività, capire quale sia la strategia migliore per il proprio piano marketing rappresenta una vera e propria sfida: le strade sono infinite, il budget un po’ meno. 

Ad intuito, qualcuno potrebbe pensare che il Blog aziendale sia obsoleto, ormai inutile e uno spreco di risorse che potrebbero essere allocate altrove: perché non provare a fare un bel video su TikTok?

E invece, ancora oggi, il blog è uno strumento fondamentale per il content marketing. Per chi è ancora scettico, in questo articolo proveremo a convincervi del contrario.

Internet è cambiato, e con lui i Blog

La concezione dei blog è un po’ ancorata ai primi anni 2000: uno spazio editoriale dove creativi (e non) di tutto il mondo approdano su internet per dare voce alle proprie idee, permettendo di raggiungere un numero di persone impensabile fino a qualche decennio prima. 

Con il tempo, però, questo formato è cambiato parecchio, e con lui l’uso che se ne fa.

Lo “sfogo creativo” individuale è passato sui social media, perfetti per una comunicazione immediata, personale ed autentica. I blog, d’altro canto, sono diventati il paradiso del content marketing aziendale.

Ad oggi, la percezione di molti è che anche le aziende abbiano optato per la strada dei social media come unico canale di promozione digitale dei propri servizi. Nell’immaginario collettivo, se un’azienda vuole promuoversi online la strada è una soltanto: ballare sull’ultimo trend di TikTok, sperando che diventi virale.
Ed è proprio qui che si riscopre l’arma vincente dei blog: sono uno spazio proprietario dove si è veramente padroni del contenuto pubblicato. 

Non ci sono logiche di piattaforma, non ci sono esigenze o trend: solo un testo e tutto quello che si ha da dire.
Esistono, chiaramente, delle regole anche qui: trucchetti e strategie che garantiscono un risultato numerico ottimale sui motori di ricerca. Ma, a differenza di Facebook, Instagram e altri medium, si sente meno la necessità di conformarsi all’ultima challenge, all’ultima danza e all’ultima canzone. 

In un mondo di contenuti sempre uguali e di messaggi triti e ritriti, stiamo riscoprendo pian piano il piacere di avere uno spazio in cui scrivere il nostro punto di vista sulle cose, con i nostri ritmi e i nostri schemi. Una rieducazione alla lentezza, ai pensieri elaborati e ai discorsi originali che, nel lungo periodo, distinguono le aziende dalla mischia, ma non solo: danno la certezza di un marketing veramente originale, su misura della realtà e dei prodotti che si vogliono raccontare.

A cosa serve un blog aziendale?

Un buon blog può portare risultati commerciali e rafforzare la reputazione dei brand..
Ci sono, però, una buona notizia e una cattiva. 

La cattiva notizia è che non basta scrivere quel che si pensa per ottenere conversioni, indicizzazione SEO e una forte brand reputation. 

Quella buona è che non serve fare i salti mortali per avere risultati tangibili.

Innanzitutto, è fondamentale capire quale messaggio si vuole comunicare: a chi voglio arrivare? Come voglio essere percepito? Qual è il fine ultimo degli articoli che scrivo?

Ci sono aziende che scrivono articoli informativi su un servizio o prodotto che offrono, altre che puntano invece sulle linee guida legali per indirizzare i consumatori verso scelte consapevoli.

Questi articoli hanno una logica comune: favorire l’indicizzazione del sito aziendale, costruire reputazione con informazioni e contenuti autorevoli e, infine, la conversione tramite Call to Action mirate.
La struttura di questa strategia potrebbe essere riassunta con: ti spiego qual è il tuo problema -> ti racconto le soluzioni possibili -> ti dimostro la mia competenza -> ti invito a una consulenza più approfondita e senza impegni.

Il solo fatto che un’agenzia che si occupa di comunicazione abbia un blog, può far intuire la rilevanza che questo strumento ha ancora nell’universo del marketing digitale.
Noi di sixeleven lo crediamo fermamente: il blog è la quintessenza del brand storytelling. Uno spazio dove condividere il proprio punto di vista delle cose, non solo con fine commerciale, ma con intento editoriale.

Al di là delle conversioni e dei lead, il blog è un ottimo spazio per trattare innumerevoli argomenti. Il nostro blog, ad esempio, vuole fornire un punto di vista da insider su questo settore, sia per confrontarci con colleghi ed esperti, sia per orientare chi invece si trova alle prime armi in un mondo sempre più frammentato come quello della comunicazione. È così che raccontiamo il brand sixeleven: fa parte del nostro DNA andare oltre la superficie per scoprire cosa c’è dietro ai trend, e ci piace spiegare perché le cose vengono fatte in un certo modo. Può sembrare un approccio meno commerciale, certo, ma è fondamentale per chi lavora in questo settore far capire che anche ciò che può sembrare banale nasconde strategia e ragionamento.

Approccio editoriale o approccio commerciale?

Alla faccia di chi pensava fosse un canale obsoleto, là fuori la competizione dei blog aziendali è spietata.
Se pensate a un argomento, probabilmente esiste già un articolo esaustivo e ben fatto a riguardo. Se poi chi lo scrive è un’organizzazione leader del settore, è finita.

Obiettivamente, andare a competere contro contenuti ben indicizzati ha poco senso: la strada da percorrere richiede quindi una commistione tra il contenuto prettamente editoriale e l’articolo di content marketing da manuale.

Una strada può essere quella di investire sulle nicchie di un mercato: quelle keywords di ricerca secondarie su cui pochi hanno voluto scrivere articoli. 

In alternativa, si può presentare un punto di vista alternativo che possa contraddistinguere un brand tra una miriade di pareri concordanti. Occhio, però: devi credere a quello che dici. Fare i bastian contrari a prescindere, senza riuscire a corroborare le proprie rivendicazioni, non è una buona strategia. 

In generale, la regola d’oro del content marketing è parlare di quello che si conosce, condividendo ciò in cui si crede, ma solo quando si ha effettivamente qualcosa da dire. È preferibile avere un blog con pochi articoli efficaci e veramente d’impatto, piuttosto che un portale pieno di contenuti mediocri, generici o, peggio ancora, generati interamente con l’intelligenza artificiale. 

Ma i blog generano ancora traffico?

Abbiamo fornito vari spunti di riflessione sull’utilità dei blog nel 2026. Sappiamo, però, che il nostro parere, per quanto autorevole, non basti: un buon articolo di blog deve necessariamente fornire dati credibili per provare le proprie tesi. 

Le aziende che hanno blog attivi ottengono il 97% di backlink in più rispetto alle aziende che non ne usufruiscono. Ai fini dell’indicizzazione, anche senza una strategia SEO eccessivamente aggressiva, il blog aziendale rimane un asset strategico fondamentale.

Proprio per questo, il 76% dei content marketers utilizza i blog per il proprio lavoro: molto di più di quanto utilizzino newsletter e DEM. 

L’importanza dei blog rimane cruciale soprattutto nel mondo anglofono: solo negli USA ci sono più di 31,7 milioni di blog attivi. Infatti, il 71% dei blog è in lingua inglese.

Esistono poi strutture vincenti per i blog: in genere, gli articoli che hanno più di 3.000 parole ottengono il 138% di visitatori in più. Aiutano molto anche le immagini: è consigliato includere 2-3 foto e quando possibile dei video per arricchire l’esperienza dell’utente.

Va da sé che la qualità del contenuto batte ogni statistica: solo un testo interessante e veramente informativo può garantire un risultati qualitativi e quantitativi al blog di un brand  

Immagini, lunghezze e video sono soltanto degli aspetti da considerare per ottimizzare il traffico, ma il contenuto dovrà sempre essere il focus durante la fase di scrittura.

Substack è un blog?

Anche il mondo virtuale è fatto di materia: nulla si crea e nulla si distrugge. Per questo, abbiamo deciso di includere Substack in questo pezzo: si tratta di una piattaforma di blogging che, ibridando le logiche delle newsletter e dei social media, offre la possibilità a numerosi creator di avere uno spazio editoriale proprio, i cui contenuti vengono veicolati non solo tramite indicizzazione e motori di ricerca, ma anche tramite un algoritmo. 

Substack rappresenta un nuovo modo di fare blogging, riportando in auge il formato che ha dato forma a internet nei primi anni duemila. Proprio qui sopra una miriade di scrittori indipendenti e giornalisti hanno trovato un terreno fertile per le proprie creazioni, determinando la popolarità dell’applicazione. 

Poteva rimanere un’isola felice per i piccoli creators? Ovviamente no. Negli ultimi mesi realtà sempre più grandi sono sbarcate sulla piattaforma, con l’obiettivo di marcare il territorio prima dei competitors.

Dal New York Times a Charli XCX, Substack sta diventando un terreno sempre più conteso, rappresentando una nuova frontiera per chi investe in brand storytelling e content marketing. Se stai pensando di aprire un blog aziendale, potresti considerare anche di pubblicare i testi qui sopra, battendo sul tempo la concorrenza.

A chi serve aprire un blog aziendale?

Nel 2026 ha ancora senso aprire un blog aziendale. Ma solo se hai qualcosa da dire

I numeri ci sono, il mercato anche: esistono innumerevoli argomenti e infinite nicchie su cui posizionarsi, se si ha qualcosa di veramente interessante da dire e, soprattutto, se sai di quel che parli. 

Quindi, quando qualcuno valuta se aprire un blog aziendale, deve rispondere con sincerità alle seguenti domande:

  • Hai qualcosa di originale e interessante da dire?

  • Hai padronanza degli argomenti che andrai a trattare?

  • Hai tempo di scrivere, editare, pubblicare e aggiornare nel tempo i contenuti del blog?

Chi non ha risposto positivamente a tutte e tre le domande potrebbe trovare più adatto concentrarsi su piattaforme più immediate, come i social media.

Tuttavia, questa scelta comporta una minore indipendenza nella comunicazione e, senza investimenti significativi in advertising, la crescita tenderà a rimanere limitata.

Esistono realtà che possono accompagnare i brand in questo percorso, dalla gestione strategica a quella editoriale, garantendo la produzione di contenuti efficaci, coerenti e di qualità.

Fortunatamente, vi trovate sul sito di una di queste agenzie!

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sixeleven srl sb
Largo Montebello 40/M 
10124 Turin - Italy

TAX Code / VAT Number 10182610013
Certificazione ISO 9001:2015 - Certificate ID: 002181-1-IT-1-QMS

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Introduzione

Il mondo del marketing digitale cambia ad una velocità sorprendente: è difficile starci dietro anche quando lavori in quest’industria. Per chi invece gestisce un’attività, capire quale sia la strategia migliore per il proprio piano marketing rappresenta una vera e propria sfida: le strade sono infinite, il budget un po’ meno. 

Ad intuito, qualcuno potrebbe pensare che il Blog aziendale sia obsoleto, ormai inutile e uno spreco di risorse che potrebbero essere allocate altrove: perché non provare a fare un bel video su TikTok?

E invece, ancora oggi, il blog è uno strumento fondamentale per il content marketing. Per chi è ancora scettico, in questo articolo proveremo a convincervi del contrario.

Internet è cambiato, e con lui i Blog

La concezione dei blog è un po’ ancorata ai primi anni 2000: uno spazio editoriale dove creativi (e non) di tutto il mondo approdano su internet per dare voce alle proprie idee, permettendo di raggiungere un numero di persone impensabile fino a qualche decennio prima. 

Con il tempo, però, questo formato è cambiato parecchio, e con lui l’uso che se ne fa.

Lo “sfogo creativo” individuale è passato sui social media, perfetti per una comunicazione immediata, personale ed autentica. I blog, d’altro canto, sono diventati il paradiso del content marketing aziendale.

Ad oggi, la percezione di molti è che anche le aziende abbiano optato per la strada dei social media come unico canale di promozione digitale dei propri servizi. Nell’immaginario collettivo, se un’azienda vuole promuoversi online la strada è una soltanto: ballare sull’ultimo trend di TikTok, sperando che diventi virale.
Ed è proprio qui che si riscopre l’arma vincente dei blog: sono uno spazio proprietario dove si è veramente padroni del contenuto pubblicato. 

Non ci sono logiche di piattaforma, non ci sono esigenze o trend: solo un testo e tutto quello che si ha da dire.
Esistono, chiaramente, delle regole anche qui: trucchetti e strategie che garantiscono un risultato numerico ottimale sui motori di ricerca. Ma, a differenza di Facebook, Instagram e altri medium, si sente meno la necessità di conformarsi all’ultima challenge, all’ultima danza e all’ultima canzone. 

In un mondo di contenuti sempre uguali e di messaggi triti e ritriti, stiamo riscoprendo pian piano il piacere di avere uno spazio in cui scrivere il nostro punto di vista sulle cose, con i nostri ritmi e i nostri schemi. Una rieducazione alla lentezza, ai pensieri elaborati e ai discorsi originali che, nel lungo periodo, distinguono le aziende dalla mischia, ma non solo: danno la certezza di un marketing veramente originale, su misura della realtà e dei prodotti che si vogliono raccontare.

A cosa serve un blog aziendale?

Un buon blog può portare risultati commerciali e rafforzare la reputazione dei brand..
Ci sono, però, una buona notizia e una cattiva. 

La cattiva notizia è che non basta scrivere quel che si pensa per ottenere conversioni, indicizzazione SEO e una forte brand reputation. 

Quella buona è che non serve fare i salti mortali per avere risultati tangibili.

Innanzitutto, è fondamentale capire quale messaggio si vuole comunicare: a chi voglio arrivare? Come voglio essere percepito? Qual è il fine ultimo degli articoli che scrivo?

Ci sono aziende che scrivono articoli informativi su un servizio o prodotto che offrono, altre che puntano invece sulle linee guida legali per indirizzare i consumatori verso scelte consapevoli.

Questi articoli hanno una logica comune: favorire l’indicizzazione del sito aziendale, costruire reputazione con informazioni e contenuti autorevoli e, infine, la conversione tramite Call to Action mirate.
La struttura di questa strategia potrebbe essere riassunta con: ti spiego qual è il tuo problema -> ti racconto le soluzioni possibili -> ti dimostro la mia competenza -> ti invito a una consulenza più approfondita e senza impegni.

Il solo fatto che un’agenzia che si occupa di comunicazione abbia un blog, può far intuire la rilevanza che questo strumento ha ancora nell’universo del marketing digitale.
Noi di sixeleven lo crediamo fermamente: il blog è la quintessenza del brand storytelling. Uno spazio dove condividere il proprio punto di vista delle cose, non solo con fine commerciale, ma con intento editoriale.

Al di là delle conversioni e dei lead, il blog è un ottimo spazio per trattare innumerevoli argomenti. Il nostro blog, ad esempio, vuole fornire un punto di vista da insider su questo settore, sia per confrontarci con colleghi ed esperti, sia per orientare chi invece si trova alle prime armi in un mondo sempre più frammentato come quello della comunicazione. È così che raccontiamo il brand sixeleven: fa parte del nostro DNA andare oltre la superficie per scoprire cosa c’è dietro ai trend, e ci piace spiegare perché le cose vengono fatte in un certo modo. Può sembrare un approccio meno commerciale, certo, ma è fondamentale per chi lavora in questo settore far capire che anche ciò che può sembrare banale nasconde strategia e ragionamento.

Approccio editoriale o approccio commerciale?

Alla faccia di chi pensava fosse un canale obsoleto, là fuori la competizione dei blog aziendali è spietata.
Se pensate a un argomento, probabilmente esiste già un articolo esaustivo e ben fatto a riguardo. Se poi chi lo scrive è un’organizzazione leader del settore, è finita.

Obiettivamente, andare a competere contro contenuti ben indicizzati ha poco senso: la strada da percorrere richiede quindi una commistione tra il contenuto prettamente editoriale e l’articolo di content marketing da manuale.

Una strada può essere quella di investire sulle nicchie di un mercato: quelle keywords di ricerca secondarie su cui pochi hanno voluto scrivere articoli. 

In alternativa, si può presentare un punto di vista alternativo che possa contraddistinguere un brand tra una miriade di pareri concordanti. Occhio, però: devi credere a quello che dici. Fare i bastian contrari a prescindere, senza riuscire a corroborare le proprie rivendicazioni, non è una buona strategia. 

In generale, la regola d’oro del content marketing è parlare di quello che si conosce, condividendo ciò in cui si crede, ma solo quando si ha effettivamente qualcosa da dire. È preferibile avere un blog con pochi articoli efficaci e veramente d’impatto, piuttosto che un portale pieno di contenuti mediocri, generici o, peggio ancora, generati interamente con l’intelligenza artificiale. 

Ma i blog generano ancora traffico?

Abbiamo fornito vari spunti di riflessione sull’utilità dei blog nel 2026. Sappiamo, però, che il nostro parere, per quanto autorevole, non basti: un buon articolo di blog deve necessariamente fornire dati credibili per provare le proprie tesi. 

Le aziende che hanno blog attivi ottengono il 97% di backlink in più rispetto alle aziende che non ne usufruiscono. Ai fini dell’indicizzazione, anche senza una strategia SEO eccessivamente aggressiva, il blog aziendale rimane un asset strategico fondamentale.

Proprio per questo, il 76% dei content marketers utilizza i blog per il proprio lavoro: molto di più di quanto utilizzino newsletter e DEM. 

L’importanza dei blog rimane cruciale soprattutto nel mondo anglofono: solo negli USA ci sono più di 31,7 milioni di blog attivi. Infatti, il 71% dei blog è in lingua inglese.

Esistono poi strutture vincenti per i blog: in genere, gli articoli che hanno più di 3.000 parole ottengono il 138% di visitatori in più. Aiutano molto anche le immagini: è consigliato includere 2-3 foto e quando possibile dei video per arricchire l’esperienza dell’utente.

Va da sé che la qualità del contenuto batte ogni statistica: solo un testo interessante e veramente informativo può garantire un risultati qualitativi e quantitativi al blog di un brand  

Immagini, lunghezze e video sono soltanto degli aspetti da considerare per ottimizzare il traffico, ma il contenuto dovrà sempre essere il focus durante la fase di scrittura.

Substack è un blog?

Anche il mondo virtuale è fatto di materia: nulla si crea e nulla si distrugge. Per questo, abbiamo deciso di includere Substack in questo pezzo: si tratta di una piattaforma di blogging che, ibridando le logiche delle newsletter e dei social media, offre la possibilità a numerosi creator di avere uno spazio editoriale proprio, i cui contenuti vengono veicolati non solo tramite indicizzazione e motori di ricerca, ma anche tramite un algoritmo. 

Substack rappresenta un nuovo modo di fare blogging, riportando in auge il formato che ha dato forma a internet nei primi anni duemila. Proprio qui sopra una miriade di scrittori indipendenti e giornalisti hanno trovato un terreno fertile per le proprie creazioni, determinando la popolarità dell’applicazione. 

Poteva rimanere un’isola felice per i piccoli creators? Ovviamente no. Negli ultimi mesi realtà sempre più grandi sono sbarcate sulla piattaforma, con l’obiettivo di marcare il territorio prima dei competitors.

Dal New York Times a Charli XCX, Substack sta diventando un terreno sempre più conteso, rappresentando una nuova frontiera per chi investe in brand storytelling e content marketing. Se stai pensando di aprire un blog aziendale, potresti considerare anche di pubblicare i testi qui sopra, battendo sul tempo la concorrenza.

A chi serve aprire un blog aziendale?

Nel 2026 ha ancora senso aprire un blog aziendale. Ma solo se hai qualcosa da dire

I numeri ci sono, il mercato anche: esistono innumerevoli argomenti e infinite nicchie su cui posizionarsi, se si ha qualcosa di veramente interessante da dire e, soprattutto, se sai di quel che parli. 

Quindi, quando qualcuno valuta se aprire un blog aziendale, deve rispondere con sincerità alle seguenti domande:

  • Hai qualcosa di originale e interessante da dire?

  • Hai padronanza degli argomenti che andrai a trattare?

  • Hai tempo di scrivere, editare, pubblicare e aggiornare nel tempo i contenuti del blog?

Chi non ha risposto positivamente a tutte e tre le domande potrebbe trovare più adatto concentrarsi su piattaforme più immediate, come i social media.

Tuttavia, questa scelta comporta una minore indipendenza nella comunicazione e, senza investimenti significativi in advertising, la crescita tenderà a rimanere limitata.

Esistono realtà che possono accompagnare i brand in questo percorso, dalla gestione strategica a quella editoriale, garantendo la produzione di contenuti efficaci, coerenti e di qualità.

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